Un tempo credevo fermamente che al di là della vita ci fosse un’altra vita. Poi ho smesso di crederci fermamente, ma ho continuato a pensare che quella parte di noi che ci distingue dagli altri sette miliardi o quasi di esseri umani non può morire con il nostro corpo, e continua a vivere sotto altra forma. Ci ho voluto credere con tutta me stessa, soprattutto quando sono morti i miei più cari amici in un incidente stradale (ne parlo qui) e mi è sembrato di impazzire dal dolore. Adesso non so più a cosa credere… sono confusa e non riesco a pensare ad altro che al fatto che troppo spesso la morte ti toglie persone amate, ed ogni volta fa più male.
Sono passati tantissimi anni dal giorno in cui sono morti Aldo e Paolo, ma il mio dolore è sempre lì, e mi colpisce ogni volta che penso a loro, che ricordo la loro voce, che rivedo il loro sorriso rimasto giovane, e tento, senza riuscirci, di immaginarli invecchiati, con capelli bianchi e rughe, con la meravigliosa follia dei vent’anni ammaccata dalla vita.
… La vita. Che ti sommerge, ti fagocita, ti impedisce di vivere. Che ti costringe a correre, a non soffermarti mai come vorresti sulle cose importanti perché non ne hai il tempo, che troppe volte ti fa dire “domani” quando pensi che non vedi un amico da troppo tempo, che non sai niente di lui da mesi, da anni, e ti chiedi perché è successo e ti giuri domani lo chiamo, domani ci vado.
Poi succede che domani è troppo tardi. Che lui non c’è più. Che non mi farà più ridere con le sue battute sempre pronte, che non potrò più chiedergli come stai, e non potrò più bere il suo caffè. Che non ho potuto salutarlo perché se n’è andato così, all’improvviso, e tutto il tempo che non ho trovato mi pesa come un macigno mentre guardo la sua bara uscire dalla chiesa, e rivedo accanto a me troppe persone che non vedevo da anni , persone che come me lo hanno amato, hanno amato la sua allegria, il suo sorriso, la sua disponibilità, e come me sono esterrefatte e non riescono a crederci, e come me hanno condiviso un po’ del loro cammino con lui, e lo hanno fatto con gioia.
E soprattutto guardo te… la mia amica di sempre, quella della mia adolescenza tormentata, e della mia gioventù complicata, quella con cui ho diviso tanta parte della mia vita, e da cui la vita mi ha fatto allontanare piano piano senza che me ne rendessi conto fino in fondo… e guardo il tuo meraviglioso bambino che non piange e per questo mi strazia ancora di più e mi chiedo di quanta forza avrai bisogno adesso, e dove andrai a prenderla che dietro quella tua apparenza dura sei più fragile di un fuscello al vento.
Rientrerò a piccoli passi nella tua vita, piano piano, in punta dei piedi, per non disturbarti, perché troppe volte ho pensato la vado a trovare, la chiamo, e troppe volte ho rimandato a domani. E non voglio più, mai più pensare che domani è troppo tardi, e mai più voglio fermarmi all’incrocio della morte e realizzare che ho corso troppo ed inutilmente, visto che quello stop alla fine mi ha costretta a frenare. Tanto valeva andare più piano…. e godermi i posti attraversati, ed i miei compagni di viaggio; e piangere per chi se ne va, ma senza sentirmi in colpa per aver pensato che avevo la vita davanti per rivederlo. La vita è troppo breve ed imprevedibile per crederci ancora.
















