domenica 2 ottobre 2011

Leggendo su facebook...

Oggi su fb sono incappata in una poesia pubblicata da un collega, che la attribuiva ad un capo indiano.... incuriosita dal testo molto bello ma a mio parere non in tono con le pur belle cose scritte o tramandate dagli indiani d'America, ho fatto una ricerca su internet per scoprire che quella persona di nome Oriah Mountain Dreamer è in realtà una scrittrice canadese, che dice di avere tra gli antenati, sicuramente, qualche indiano ma che ad un capo indiano non somiglia per niente :)
Indipendentemente da questa ennesima bufala (internet pullula di questi errori), la poesia mi è veramente piaciuta moltissimo.... e visto che in questo periodo l'ispirazione di scrivere cose mie manca totalmente (potrei, ma scriverei solo note tristissime), regalo ai miei pochi ma preziosi lettori queste parole che mi hanno commossa, pensando di far loro cosa gradita. Ho trovato varie versioni, traduzioni forse personalizzate, ma il senso rimane questo.





L’Invito
(Oriah Mountain Dreamer)

Non mi interessa cosa fai per vivere.
Voglio sapere cosa desideri davvero,
e se sogni di realizzare ciò che il tuo cuore brama.

Non mi interessa quanti anni hai.
Voglio sapere se avrai il coraggio di rischiare di essere giudicato ridicolo per amore,
per il tuo sogno,
per l’avventura di essere vivo.

Non mi interessa quali pianeti siano in quadratura con la tua luna.
Voglio sapere se sei arrivato al nucleo della tua sofferenza fino a toccarla,
se i sentimenti della vita ti hanno fatto sbocciare
oppure inaridito e chiuso in te stesso per paura di altro dolore.
Voglio sapere se riesci a restare in compagnia del dolore,
il mio e il tuo,
senza cercare di nasconderlo,
cancellarlo o di farlo tacere.
Voglio sapere se sopporti la gioia,
mia o tua,
se puoi danzare selvaggiamente
e lasciare che l’estasi pervada ogni tua cellula
senza raccomandarti di essere prudente,
realistico e di ricordare i limiti della condizione umana.

Non mi interessa se la storia che mi stai raccontando è vera.
Voglio sapere se riesci a deludere qualcuno
per mantenerti fedele a te stesso;
se sai sopportare l’accusa di tradimento e non tradire la tua anima,
se riesci ad essere infedele e per questo affidabile.

Voglio sapere se sai vedere la bellezza,
anche quando non è piacevole,
ogni giorno,
e se riesci a trovare la sorgente della tua vita dalla mia presenza.

Voglio sapere se sai accettare i fallimenti,
tuoi o miei,
e restare ancora sulla riva di un lago e urlare:
“SI” all’argento della luna piena.

Non mi interessa sapere dove vivi o quanti soldi hai,
voglio sapere se sai alzarti,
dopo una notte di travaglio e disperazione,
stanco e ammaccato fino all’osso,
e fare il tuo dovere per sfamare i tuoi figli.

Non mi interessa sapere chi conosci o come sei giunto fino a qui.
Voglio sapere se resterai al centro del mirino
insieme a me senza tirarti indietro.

Non mi interessa sapere dove o che cosa o con chi hai studiato.
Voglio sapere che cosa ti sostiene quando tutto il mondo crolla.

Voglio sapere se sai stare solo con te stesso,
e se davvero ti piace quel senso di compagnia
che riesci a conservare nei momenti vuoti.




L'ho letta alla tristezza che ho nel cuore.... e lei ha sorriso.


martedì 26 luglio 2011

Cercasi serenità, anche usata.

La serenità diventa negli anni il bene più prezioso, il più anelato, e purtroppo il più raro.

In quale momento della mia vita l'ho persa? In quale angolo buio l'ho lasciata? E perché insieme a lei è rimasta anche  quella meravigliosa spensieratezza che mi faceva ridere di ogni piccola cosa e sapeva darmi gioia anche senza un vero motivo?

Il tempo è un maledetto assassino che si è portato via non solo troppe persone a me care, ma anche sentimenti e stati d'animo che erano parte di me, restituendo al mondo questa signora insoddisfatta e malinconica che sono oggi, questa Anna arrabbiata con un dio in cui non sa e non vuole più credere.

Non mi piaccio così, e aspetto il momento in cui saprò reagire e ritrovare da qualche parte in fondo a me stessa quella riserva che so di avere di entusiasmo, di passioni, di sorrisi di quelli che vengono dal cuore e che non si fermano alle labbra ma sanno illuminare gli occhi; so bene che non mi sentirò sempre così, e che questa mia costante sensazione di oppressione, di inadeguatezza, di disagio e profonda ansia è dovuta agli avvenimenti piombati come uno tsunami nella vita di persone che amo, e la cui angoscia non può non essere la mia angoscia. Ma oggi  niente riesce a darmi quiete; e se di solito guardare un cielo stellato nel silenzio e sentire su di me il respiro dell'universo mi dà pace, camminare a piedi nudi sulla sabbia bagnata in compagnia degli odori e dei suoni del mare mi fa sentire libera, ascoltare vecchie canzoni mi restituisce un po' dell'allegria dei begli anni vissuti, da qualche tempo niente di tutto questo riesce a distogliermi da una tristezza oppressiva che non mi piace ma che purtroppo è diventata mia fedele compagna. Per questo non sto più scrivendo qui, né pubblicando ricette, per questo non mi viene più da scherzare su facebook, per questo il mio lavoro mi appare particolarmente pesante, per questo non trovo le parole da dire a me stessa per regalarmi una speranza, e per regalarla soprattutto alle persone che amo, ed insieme a loro a tutte le persone che vivono l'incubo di questo male ancora troppo  sconosciuto, il cancro. Vorrei tanto saper trovare le parole giuste, e soprattutto la giusta convinzione, per poter loro promettere che un giorno si sveglieranno e scopriranno che il loro mondo felice è tornato al suo posto. Ma se non ci credo io, come posso convincere gli altri?

Stasera però sto vivendo una nuova speranza. Incrocio le dita, invoco il Caso, e piango in silenzio.

sabato 21 maggio 2011

Ridere per vivere: i volontari del sorriso

Queste prime tre settimane di maggio sono state pesantissime: tra lavoro, reperibilità per il coordinamento trapianti di rene e pancreas, corsi di aggiornamento, assistenza alla suocera invalida e lavori in casa (dopo vent'anni ci siamo decisi a mettere un impianto di allarme.... sto in un paesino ma anche qui troppe case sono state violate) ho avuto per me solo ritagli minuscoli di tempo. Ma qualcosa di buono, come in tutte le cose, c'è stato.
Ho seguito un corso molto bello sull'assistenza al bambino ospedalizzato. Mi sono ritrovata molto spesso con le lacrime agli occhi, per l'umanità ed il coinvolgimento molto professionale ma anche emotivo dei docenti: la psicologa e la neuropsichiatra, che ci hanno parlato dell'approccio al bambino che si ricovera, impaurito e frastornato; le infermiere della pediatria oncologica che hanno affrontato vari argomenti tra cui l'approccio al bambino ma anche l'assistenza infermieristica e le metodiche giuste per mettere ad esempio un catetere vescicale o medicare un catetere venoso centrale, un anestesista che ha parlato del dolore del bambino e del fatto che nessun bambino, esattamente come nessun adulto, deve soffrire se c'è modo di togliergli il dolore, e della rianimazione in caso di eventi drammatici come incidenti, annegamenti, eccetera. Di quest'ultima relazione mi sono segnata più di una frase, scoprendo in questo medico che conoscevo solo di vista una grande umanità. Tra le tante, mi ha colpito e stretto il cuore l'ultima, quella con cui ha concluso la sua lunghissima ma mai stancante relazione:

"Chi salva la vita di un bambino salva il mondo intero".

Ma una delle relazioni che mi ha colpito di più. quella che soprattutto mi ha fatto scoprire un mondo praticamente sconosciuto, è stata quella di due clown dottori. Della loro esistenza ovviamente ero a conoscenza. Ma immaginavo il classico clown che fa uno spettacolino per distrarre i bambini ricoverati, magari gratuitamente, e poi se ne va a casa.
La realtà è completamente diversa.
Sono persone  che hanno seguito un corso specifico, un corso che dà loro nozioni di psicologia dell'età evolutiva e relazionale, psicologia del bambino (ma anche dell'adulto) in ospedale, organizzazione igiene e profilassi ospedaliera, il punto di vista dei genitori... inoltre hanno l'obbligo di tenersi continuamente aggiornati con altri corsi e riunioni.
La loro missione, straordinaria: accolgono il bambino e lo seguono in tutto il suo percorso ospedaliero, dalle prime indagini, agli esami invasivi, al dolore, agli interventi, al trapianto, e purtroppo, qualche volta che nessuno di loro vorrebbe vivere ma che fanno fino in fondo, alla morte.
Lo distraggono durante gli esami, lo accompagnano facendolo ridere anche a fare le indagini più dure, coinvolgono i genitori, fanno finte visite per rendere meno difficile quella vera, ed hanno la capacità di restituire il sorriso anche al bambino più impaurito. Mi sono venute le lacrime agli occhi di fronte ad una foto di qualche anno fa. Non avevano il permesso di entrare in camera sterile dopo il trapianto di midollo dei bambini leucemici, situata al primo piano del reparto. La foto li ritrae all'esterno della clinica, sulla pedana di una gru, davanti alla finestra della camera sterile, con il loro camice scarabocchiato ed il loro naso rosso, che attraverso il vetro fanno sorridere con smorfie e scenette mimate il bambino trapiantato. Questo pur di non abbandonarlo, neanche in un momento in cui solo i genitori ed i medici, bardati come astronauti, possono stare con il bambino.
Da due anni, possono entrare anche loro. Bardati anche loro, con mascherina, camice sterile, cappellino. Non possono portare dentro neanche un giocattolino. Unica concessione, il naso rosso di plastica, ovviamente sterilizzato. E soprattutto portano dentro la loro grande magia, la capacità di ridare il sorriso a questi bambini sfortunati.

Concludo qui... con qualche foto presa da internet. Cliccando sull'ultima andrete sulla pagina della loro associazione, che si chiama "Ridere per vivere".







 

E chiudo con un gran magone, perché i bambini non dovrebbero mai soffrire, e perché il mio cuore di mamma sanguina di fronte ad ogni bambino ammalato.

lunedì 9 maggio 2011

Un bel ricordo :)

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Oggi apro facebook e ci trovo con gioia questa foto inviatami dal mio ex allievo: ce l'hanno scattata il giorno in cui si è laureato… mi ha fatto troppo piacere per non condividerla :)
Certo che così scarruffata e un po’ troppo casual sfiguro un bel po’ di fronte alla sua eleganza… ma pazienza, venivo da una dura mattinata di lavoro e l’importante era essere lì con lui!!!

sabato 9 aprile 2011

Correndo nel verde


Dopo un inverno pigro e mangereccio, ho messo su qualche chilo e prima che venga il momento di tirar fuori il costume mi sono imposta un po’ di dieta e soprattutto un po’ di attività fisica.
Non ho tempo per frequentare una palestra ma abito praticamente in campagna, ho la possibilità di stare lontano da traffico e rumori e così, con l’arrivo delle prime e tanto sospirate belle giornate ho iniziato a fare qualche corsa sull’argine dell’Arno, vicino a casa. Non ho fiato e sono terribilmente fuori forma, così su un’ora corro davvero sì e no mezz’ora ma……..


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… ma mi godo uno spettacolo gratuito ed ogni volta diverso, organizzato dalla natura in collaborazione con la primavera.

Correte con me… vi piacerà.


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Eccoci sul sentiero sull’argine… profumo di erba e fiori.


   
img 405In lontananza le Apuane.    
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  Ed un meraviglioso campo fiorito di patate.
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Quanti fiori selvatici… Nel silenzio, solo la cadenza dei miei passi, del mio respiro un po’ affannato, dei versi di uccelli nell’azzurro incredibile di questo cielo


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Quando arrivo qui so che è il momento di tornare indietro, ma prima mi godo questi colori incredibili, e la torretta di Caprona in lontananza. E’ il 24 marzo, e guardate l’albero…


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  … e guardatelo di nuovo, il 5 aprile!


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Eccoci sul sentiero di ritorno, lo stesso spettacolo con un’altra luce…

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Qualcuno si gode il sole!!!

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… mentre arrivo verso casa, un momento di tristezza e di ricordo. In questa chiesa, il primo giorno di quest’anno, il nostro parroco di sempre si è accasciato davanti all’altare stroncato da un infarto. Io non sono né credente né tantomeno praticante, ma lui era una bravissima persona che ho avuto modo di apprezzare molte volte per la sua umanità. Ha benedetto la mia casa vent’anni fa, quando ne ho preso possesso, ha battezzato la mia bimba più piccola facendo salire sull’altare tutti i bambini presenti in chiesa, ha preparato per la prima comunione entrambe le mie bimbe e per la cresima la più grande. Ma questa era la sua missione, e non è per questo che l’ho amato. Era un uomo umile, modesto, che è sempre stato presente per chi ne aveva bisogno, che ogni famiglia campigiana amava, che ha partecipato alla vita di ogni famiglia e che nello stesso modo  ha reso partecipe l’intero paese alla sua vita ed a quella di sua mamma ultracentenaria; un uomo che ha sempre dichiarato di voler essere il primo parroco ad essere sotterrato nel cimitero di Campo, un uomo che per i suoi cinquant’anni di sacerdozio ha ricevuto affetto oltre che doni da tutto il paese, un uomo che ha saputo attirare in chiesa anche persone come me, per la sua grande gentilezza ed il suo silenzioso ma concreto anticonformismo. Un esempio per tutti… io ho sempre lasciato libere le mie figlie di decidere se frequentare o meno la chiesa ed il catechismo. La mia piccola, celiaca da quando aveva quattro anni, voleva fare la prima comunione e si è posto il problema dell’ostia, che per la chiesa deve (maledizione!) contenere per forza grano…. così andai da lui (era sempre disponibile) e con grande decisione gli dissi che volevo che mia figlia facesse la comunione come gli altri, e non con il vino. Volevo che quel giorno non fosse per lei motivo di discriminazione. E stavo per aggiungere che se non fosse stato così, l’avrei convinta a non fare la comunione…. ma non ce ne fu bisogno, perché lui mi fermò posando la sua mano sulla mia e mi disse di stare tranquilla, che per lui tutti i bambini sono uguali, che avrebbe consacrato quello che volevo, anche un pezzo di cracker senza glutine, perché la chiesa non avrebbe approvato ma Dio sì. E così fu. Anzi, nel frattempo fu raggiunto un accordo tra AIC e chiesa, e fu prodotta un’ostia che contenesse sì glutine, ma una quantità infinitesimale che teoricamente (mah…) non fa danni. E lui si procurò queste ostie e per non far vedere che a lei la dava diversa… le consacrò tutte e in quel giorno di festa le usò per tutti i bambini.
A chi non ha un figlio celiaco questo sembrerà “niente”. Per me fu tutto. Si sarebbe messo contro i suoi superiori per far sì che mia figlia non si sentisse diversa dagli altri. E silenziosamente, ha comunque fatto in modo che quel giorno tutti i bambini fossero uguali.
Se un parroco si è fatto amare indistintamente da tutti quelli che l’hanno conosciuto, è stato lui. Al suo funerale, l’intero paese piangeva, sentendosi orfano per sempre. La sua bara, portata in spalla dai ragazzi che tanto lo amavano nel chilometro che separa la chiesa dal cimitero, è stata deposta come lui aveva sempre chiesto nella terra di Campo, primo parroco a riposare in quel cimitero.
E nel guardare la sua chiesetta ancora vuota, la sua casa, il suo giardino, avrò per sempre il nodo in gola… perché lui è stato l’unico parroco che chiamavo e chiamerò per sempre il “mio” parroco.




Vi lascio con questo bouquet che una fioraia di nome "Natura"  mi ha regalato........
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… ed auguro uno splendido fine settimana a chiunque passerà da qui :)